Quando si ha un sogno e nonostante sia un sogno si ha la possibilità di concretizzarlo, scatta nella testa un meccanismo di auto rimprovero. Fondamentalmente sappiamo di non avere quello che serve per poter appiccare l'incendio, ma tutto d'un tratto arriva il comburente. E siamo sbalorditi dalla bellezza di questo elemento, che ci cade dolcemente nei palmi giunti pronti a prenderlo nella sua soffice caduta dall'alto della sua maestosità. Ci rendiamo conto che siamo dei fighi e profumiamo di ferormoni e ci eccitiamo da soli.
Ce la tiriamo anche e quando vorremmo maturare l'idea con pochi centinaia di intimi abbiamo paura di dirlo. Abbiamo paura di dire che noi possiamo realizzare il nostro sogno. E' come essere dio per pochi attimi. Onnipotenti e pieni di buoni propositi. Peccato che nello stesso momento in cui pronunciamo le fatidiche parole iniziamo a pensare alle parole successive, come a descrivere le sensazioni. Inspiegabili. Ci impapocchiamo nel nostro ego e non ne caviamo un ragno dal buco. Dannazione. Ora il pensiero di onnipotenza sembra scemare, guardiamo le facce attonite dei nostri centinaia di intimi e ci chiediamo perchè cazzo abbiamo iniziato a dire una cosa del genere. Ci mangiamo le mani, i gomiti, i peli e speriamo che un meteorite cada proprio in questo momento a pochi centinaia di metri per poter sfuggire alla morsa dei loro laconici sguardi impassibili e fissi sulle tue labbra distorte.
Fortunatamente i pochi intimi capiscono dell'enorme stronzata che stai dicendo e decidono di fare la faccia "ma che minchia stai dicendo? smettila di dire stronzate e vai a fare in culo!" ovviamente sogghignando per la superiorità che hanno aquisito nei tuoi confronti. Non hai ancora iniziato il progetto che già hai fatto un buco nell'acqua.
Torni a casa e ci pensi un po'. Fai le prove davanti al ventilatore per modulare atteggiamenti e modi. Sprigioni tutti i tuoi sforzi che ti si risventolano indietro tutti in faccia. E non ne prendi neanche uno. Ci dormi qualche giorno sopra. Magari appiattendosi assimilerai qualcosa di utile.
Non serve a nulla. Perchè ora hai tempo da dedicare al tuo sogno. Guardi il sogno degli altri sbandierato in faccia e ti mangi le mani, i gomiti, i peli. Vorresti nella tua solitudine dare modo al tuo sogno di uscire. Sai che se dovesse andare in porto saresti pronto a qualsiasi tipo di sacrificio pur di farlo diventare la tua vita.
Qualcosa ti blocca però. Una sorta di paura che ti parte dal buco del culo e che non fa uscire la voce. Neanche un filo. Perchè tu in fondo lo sai di essere una ciofeca. Lo sai che il tuo sogno è un'emerita stronzata. Lo sai e sempre lo saprai. Non potrai cambiare il tuo stato. Tu sei così. Non sei un genio, non hai il genio. Non hai proprio un cazzo per realizzare il tuo sogno. Allora ti abbandoni allo sconforto e rinunci prima di cominciare.
Morale: prova a fare l'operaio invece di voler fare il cantante.