"Samuel sarà il nome di mio figlio. Un giorno. Desidero per lui che abbia delle capacità fuori dal comune, per potersi distinguere fra la massa. Che possa imparare molte lingue, per poter essere utile in ogni campo, che sappia gestirsi in ogni situazione, che possa amare lo sport, per essere bello e forte e la creatività deve essere l’indole del suo genio. Vorrei che studiasse più di me, io per pigrizia o per sfortuna non l’ho potuto fare e non ne sono fiera. Vorrei che lui lo fosse.
Nella mia società si cammina guardandosi in ogni dove, come per schivare giganteschi pendoli uno in fila all’altro
che oscillano energicamente. Samuel dovrà riuscire ad evitare ogni pendolo che si insidierà davanti a lui. Ma questo mi preoccupa sapendo che potrebbe ferirsi. Il suo lavoro sarà perfetto, il sogno di ogni onesto lavoratore. Un impiego che gli permetta una vita agiata, in compagnia di una bella moglie e dei pargoli da amare e crescere come io vorrei fare con lui. Non voglio che i suoi figli patiscano la crisi, come lui (e come lui, me prima di lui), non voglio che debbano rinunciare a vivere e conoscere tutto quello che il mondo gli offre. Perché Samuel dovrà affrontare una vita di sacrificio, insieme a me. Come tutti del resto.
Ci sono molte vite in questo mio paese. Pochi miliardi di persone ci abitano ma non posso conoscerle tutte. Eppure sono assolutamente convinta che molte di loro la pensino esattamente come me. Vorrebbero crescere i loro figli in modo da poter dar loro tutto quello che desiderino dal giochino di tendenza al vestitino di marca, al telefonino ultimo modello, al motorino più in, alla macchina per i diciotto anni, alla casa per il matrimonio.. ma ora bisogna piangere per poter assicurare loro almeno un minimo di alimentazione quotidiana. Piangere al datore di lavoro che non ti paga per poter pagare le bollette. Piangere dai genitori per poter avere un aiuto. Piangere col marito per farsi sostenere nei momenti più critici. Piangere coi figli per fargli capire che non possono fare i capricci. Piangere da soli per evitare di perdere l’orgoglio.
Non posso crescere me stessa come pretendo di crescere un figlio? Se solo Samuel lo sapesse mi odierebbe sapendo che sono arrivata al punto di non volerlo.
Sentivo al telegiornale di bollette salate, da guinness dei primati. Addirittura 46mila euro di fattura per una compagnia telefonica. Qualche migliaio di euro per una fornitura di luce e acqua. Oggi giorno come si fa a pensare solamente che sia possibile?
Chiunque potrebbe asserire che la crisi abbia aumentato indubbiamente i costi della vita. Ma com’è possibile che un servizio di qualsiasi tipo valga più della stessa vita di mio figlio?
Samuel desidererebbe non essere preso in giro da questa serie di sfortunati eventi.
Qualcuno ci dice di tener duro e di farsi il doppio del mazzo se vogliamo uscire dalla crisi, noi inutili disoccupati. Facciamo pena. Qualcun altro ci da man forte, con parole come, “vedrai che arriverà il lavoro”, “non ti preoccupare sei giovane”, “tanto vivi con i tuoi”, “aspetta ancora qualche mese”, “non è colpa tua”, “ritenta ancora sarai più fortunato”..
Eppure vorrei spiegare a Samuel, che deve essere felice della vita che gli donerò, che la sua mamma frustrata sarà in grado di dargli la vita anche senza lavoro senza una casa e senza nessuna sicurezza. Un giorno. Forse."
Non è possibile.. -_-
Oggi ho capito che la primavera è tornata, come i miei due ragazzini preferiti che anni fa, copulavano i loro languidi desideri sulla panchina di pietra fredda scaldati dal sole, di fronte alla mia finestrella.