Qui rispondo
Mi sarebbe piaciuto rispondere: MA NON ROMPERE I COGLIONI.
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Penso che il carattere di una persona sia insopprimibile qualsiasi carica detenga. Per tanto, se i miei collaboratori vogliono sapere cosa ne penso senza cinismo (magari un velo) senza ipocrisia senza paura. Ora lo renderò pubblico:
Dunque, le parole, fondamentalmente, non servono a un cazzo, da che mondo e mondo, è così. Solitamente mi adopero perchè le cose siano piacevolmente precise. Non mi piace non essere rispettata. Non mi piace quando si insultano le persone, tanto più se le stimo. Mi piace essere di polso. Mi piace essere sboccata.
Detto questo io penso che, presupponendo che il mio spazio deve essere mio, mi deve somigliare, mi deve far star bene, sudare ma per avere un risultato positivo, elementi che rispecchiano il contrario dei miei ideali non devono esistere. Se una cosa non mi piace, la elimino. Mi piace il dialogo. Io sono a favore del dialogo, tuttalpiù non sono diplomatica. Non mi piace perchè sembrerebbe perseguire dei secondi fini diversi da quelli trattati. Però se il dialogo non c'è e voglio un riscontro, io, provoco.
Diverso dall'atteggiamento della controparte, in quanto non avevo fini per provocare elementi che avrei eliminato. Non mi piace discordare con il mio contrario, bensì con il mio simile. Per tanto, sono stata indotta a rispondere. Del resto come precedentemente precluso, nonostante io abbia un ruolo, preciso, stilato e ben definito, sono umana e gli umani hanno sentimenti. Io ho provato rabbia, delusione, disprezzo, pena, tristezza.
A questo punto decisa a non cedere alle provocazioni, mi sono tirata in disparte, sono stata ipocrita, ho detto che non avrei più ceduto. Ma non l'ho fatto. Sono umana, debole e viziata. Amo sentirmi forte, cosa che a conti fatti, non sono. Però emulo e quindi se due forze si scontrano c'è il disastro.
E così ho ceduto. Avrei preferito non leggere, lasciare tutto agli altri, lasciare combattere da soli. Capisco che sono immatura a volte, adesso ne sento il bisogno. Ritengo però che sia fondamentale. Che possa essere l'altro lato della medaglia. Non sono in grado di nascondermi. Non sono in grado di lasciare che l'ultima parola sia di qualcun altro. Non sono in grado di fingere.
Non sono in grado di lasciare da soli gli amici. Non sono in grado di scappare davanti ai problemi. Non sono in grado di tirarmi indietro. Questo è quello che ho dimostrato. Non è la prima volta che capitano risse per causa mia. Sia con gli amici che con i nemici.
Sono abbastanza autoironica da riuscire a tollerare certi insulti. Tuttavia che tollerino gli altri mi offende profondamente. Su questo non ho intenzione di transigere. Sono ancora convinta dei miei sentimenti. Per adesso questo è quello che mi sento in grado di dare. Non posso fare altrimenti.
Se fosse un gioco, uno stupido scherzo, non perderei più di 10 minuti del mio tempo. Ma questo è uno sproloquio. Questione di assimilare e mettere in piedi i pensieri dai sentimenti. Cose da pensare seriamente.
Costernata per i danni arrecati, ma convinta di voler essere spregiudicata, odiata e malvoluta da elementi che mi disturbano. Perchè voglio fare loro un danno, come loro lo fanno a me. Non sono una pacifista e non mi interessa esserlo. Se il sangue non mi ribollisse nelle vene non sarei quello che sono.
Questo è quanto suscitato dalla mia auto analisi. Vorrei essere forse un po' più capita. Ma come ho già detto, o mi si ama o mi si odia.
Il tuo diario segreto
Una volta ho letto il diario segreto di mio padre, chiamiamolo diario di avventure (solo per non offendere la sua virilità). Mi chiedo a quale scopo si tienga un diario di memorie, probabilmente per custodirlo gelosamente? Posso dire che mio padre così geloso non lo Fu. Infatti il morbido quadernino gommato a distanza di anni è finito nelle mie grinfie. All'inizio non capivo cosa fosse, ma nel momento in cui fatti e persone non coincidevano con i racconti nella mia testa mi resi conto che forse avevo un segreto anche io. Nessuno sa che io ce l'ho. Ma ce l'ho. Non l'ho mai perso stranamente. E' ancora lì nel mio ultimo cassetto sopra la televisione. E' in una bustina di plastica gialla. Inosservato. Ci penso spesso ultimamente. Leggerlo potrebbe essere deleterio oppure semplicemente nullo. Scrivo le pagine delle mie memorie come reliquie. Come se tutti e nessuno potessero capire. Ma la realtà è che io non dico nulla per me stessa.
"Se adesso ne sentissi la mancanza
sarebbe solo impotenza
o reale parvenza? (...)"
moOn